Una svolta storica per Taranto e i tarantini, dopo anni di lotte per tutelare la propria salute dai danni dell’Ilva.
C’è stato un tempo in cui l’Ilva ha regalato sogni a tanti italiani. A Taranto, in un territorio segnato dalla mancanza di lavoro e dai problemi sociali, a partire dagli anni 60 le acciaierie hanno rappresentato una delle pricipali prospettive di lavoro. Un’opportunità lavorativa che, per decenni, ha consentito a tante persone di vivere dignitosamente. La nascita dell‘Ilva sembrava una favola da poter raccontare di generazione in generazione. Di padre in figlio fra acciaio, forni roventi e polveri sottili si tramandava un lavoro dura ma sicuro. Attraverso la faticosa vita di fabbrica si potevano realizzare sogni e progetti, ignorando il vero pericolo.
Per decenni milioni di famiglie hanno pensato che la loro vita fosse bella proprio grazie allo stabilimento siderugico. Giovani, meno giovani, figli, padri e persino nonni hanno creduto di vivere bene grazie a quell’acciaio. E poi quelle polveri sottili hanno portato via tutto, spazzando in un lampo vita, sogni e speranze di intere generazioni. Le acciaierie dell’Ilva hanno emesso nel territorio circostanze altamente inquinanti, che hanno provocato danni ingenti alla salute della popolazione. Diossido di azoto, anidride solforosa, benzene e diossine si sono disperse nell’aria, raggiungendo i polmoni dei cittadini.
Ci sarà mai fine al dramma dell’ex Ilva? A quel mostro silenzioso che ha ucciso tantissime persone? Forse si.
Ex Ilva: arriva lo stop all’area a caldo
Il Tribunale civile di Milano si è espresso su una questione di notevole importanza sociale, che riguarda appunto l’ex Ilva. Il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’area a caldo a partire dal 24 agosto 2026, rispondendo al ricorso dei residenti di Taranto per rischi attuali sulla salute. I giudici hanno sottolineato che il pericolo riguarda in particolar modo i cittadini di Taranto, Statte e di alcuni comuni limitrofi. Va specificato, tuttavia, che il provvedimento non è ancora operativo, e diventerà esecutivo solo se non verrà impugnato.
La decisione arriva dalla Sezione specializzata in materia d’impresa, ed è stata applicata in base alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024.
Dunque a partire dal 24 agosto 2026 sarà interrotta l’attività produttiva, anche se entro quella data le società coinvolte- Acciaierie d’Italia Spa in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia Holding Spa e Ilva Spa- potranno presentare la richiesta di impugnare il provvedimento. Qualora ciò non dovesse accadere, a partire dal 24 agosto dovranno avere inizio le procedure per sospendere l’area a caldo.
Se dovesse essere sospesa l’area a caldo sarebbe un primo passo di un lungo processo di messa in sicurezza dei cittadini. Una città e una cittadinanza che già hanno dovuto sopportare troppe sofferenze a causa non solo delle acciaierie ma anche dell’indifferenza.
