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Nautica elettrica: la collaborazione tra Plenitude ed Energica accelera la transizione in mare

La nautica elettrica sta uscendo dalla fase sperimentale: la collaborazione tra Plenitude, società del gruppo Eni attiva nelle rinnovabili, ed Energica, marchio italiano noto per i motori elettrici ad alte prestazioni, punta a portare in mare propulsione a zero emissioni locali e infrastrutture di ricarica dedicate ai porti.

Perché la nautica è il prossimo fronte dell’elettrificazione?

Chi frequenta laghi e coste italiane lo sa bene: sempre più aree impongono limiti severi ai motori termici. Su diversi laghi del Nord Italia esistono già restrizioni alla navigazione a combustione, e i porti turistici cercano soluzioni per ridurre rumore ed emissioni in banchina. In questo contesto, un’alleanza tra un operatore energetico e un costruttore di powertrain elettrici ha una logica industriale precisa: il motore da solo non basta, serve l’ecosistema di ricarica.

Il valore concreto, dal punto di vista ambientale, sta in due elementi misurabili: l’eliminazione delle emissioni allo scarico durante la navigazione (inclusi gli sversamenti di carburante e olio tipici dei fuoribordo tradizionali) e la drastica riduzione del rumore, un beneficio diretto per la fauna acquatica e per chi naviga.

Cosa cambia concretamente per chi va in barca?

L’esperienza di navigazione elettrica è diversa da quella termica, e per molti versi migliore su percorrenze medio-brevi. Ecco i punti chiave da valutare prima di passare all’elettrico:

  • Autonomia: dipende da peso dello scafo, velocità di crociera e capacità della batteria. A velocità dislocanti (5-8 nodi) l’autonomia cresce sensibilmente rispetto alla planata.
  • Ricarica: verificate la disponibilità di colonnine nel vostro porto o campo boe. È qui che progetti infrastrutturali come quelli annunciati da operatori energetici possono fare la differenza.
  • Manutenzione: un motore elettrico ha molte meno parti in movimento di un fuoribordo a scoppio: niente cambi olio, candele o filtri carburante.
  • Costi di esercizio: il costo per miglio nautico in elettrico è generalmente inferiore a quello a benzina, ma dipende dalle tariffe di ricarica applicate in porto.
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La tecnologia delle moto elettriche funziona anche in acqua?

Il trasferimento tecnologico dal mondo delle due ruote elettriche ad alte prestazioni alla nautica è più naturale di quanto sembri. I punti in comune sono la densità energetica delle batterie, la gestione termica dei pacchi e l’elettronica di controllo della potenza. In mare, però, le sfide aggiuntive sono l’ambiente salino, che impone standard di protezione più severi, e cicli di utilizzo con carichi costanti prolungati, diversi dalle accelerazioni intermittenti su strada. Le specifiche tecniche dei sistemi propulsivi nati da questa collaborazione andranno valutate quando saranno pubblicate ufficialmente.

La ricarica in porto è alimentata da rinnovabili?

Attenzione al punto più importante per evitare valutazioni superficiali: una barca elettrica è realmente a basso impatto solo se l’energia che la ricarica proviene da fonti rinnovabili. Un operatore che produce energia solare ed eolica può in teoria garantire ricariche con energia verde certificata, ma è un aspetto da verificare contratto alla mano: chiedete sempre se la fornitura in banchina è coperta da Garanzie di Origine.

Cosa aspettarsi nei prossimi anni?

La direzione è tracciata: charter elettrici sui laghi, tender a zero emissioni locali nei porti turistici, colonnine in banchina come standard e non come eccezione. Per chi possiede già una barca, vale la pena informarsi sui kit di conversione elettrica, un mercato in crescita che consente di elettrificare scafi esistenti evitando l’impatto della produzione di una nuova imbarcazione: spesso la scelta più sostenibile è proprio far durare ciò che si ha, cambiando solo il cuore propulsivo.

Domande frequenti

Quanta autonomia ha una barca elettrica?

Dipende da scafo, batteria e velocità. A velocità dislocanti (5-8 nodi) molte imbarcazioni elettriche coprono le esigenze di una giornata su lago o sotto costa. In planata i consumi aumentano molto e l’autonomia si riduce. Verificate sempre i dati dichiarati dal costruttore per il modello specifico.

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Dove si ricarica una barca elettrica?

Nei porti e nei campi boe dotati di colonnine dedicate, oppure tramite le prese di banchina tradizionali con potenze inferiori. La rete di ricarica nautica in Italia è ancora in sviluppo: prima dell’acquisto conviene mappare i punti disponibili nella propria zona di navigazione abituale.

Una barca elettrica è davvero più sostenibile di una a benzina?

In navigazione elimina emissioni allo scarico, rumore e rischio di sversamenti di carburante. L’impatto complessivo dipende però dalla fonte dell’energia di ricarica e dalla produzione delle batterie: la scelta è più sostenibile se l’elettricità proviene da rinnovabili certificate.

Conviene convertire una barca esistente all’elettrico?

Può essere la scelta con minore impatto complessivo, perché evita la produzione di un nuovo scafo. I kit di conversione esistono per molte tipologie di imbarcazioni, ma costi e fattibilità vanno valutati con un cantiere specializzato, considerando peso delle batterie e struttura dello scafo.

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