La crisi climatica è una realtà con cui fare i conti. Tuttavia non ha il medesimo impatto sulle persone. Difatti mette in evidenza le disuguaglianze sociali: ecco le categorie che risultano più a rischio
Il cambiamento climatico è una delle principali problematiche con cui la popolazione mondiale è costretta a fare i conti. Nel corso degli ultimi anni le temperature medie globali si sono alzate vertiginosamente, dando vita ad estati sempre più afose. Le ondate di calore, nel corso dei mesi estivi, diventano sempre più frequenti, costringendo le persone ad affrontare disagi e situazioni pericolose. Quella del 2026 è stata classificata come una delle estati più roventi della storia, con picchi anomali che hanno provocato danni alla salute. La crisi climatica, tuttavia, pur rappresentando una minaccia per l’intera popolazione, mette in evidenza le disuguaglianze sociali. Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale, ma in primis sociale, che va affrontato con introduzione di tutele a favore di determinate categorie.
Perché la crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo
Al termine di quella che è stata definita l’estate del caldo record, con temperature roventi ed anomale, la crisi climatica è diventata una realtà evidente. Anche i negazionisti del cambiamento climatico hanno dovuto constatare che il calore degli ultimi mesi è andato ben oltre la normalità, sia per la durata che per l’intensità. La colonnina di mercurio è salita troppo, con conseguenze piuttosto gravi per la salute delle persone, ma anche per l’agricoltura e gli ecosistemi.
Tuttavia, nonostante il disagio comune, la crisi climatica accende l’attenzione riguardo alle differenze sociali. La crisi climatica, che si manifesta attraverso caldo intenso o eventi atmosferici estremi, sono si presenta in ugual modo per tutti i cittadini. Ogni disagio, ogni rischio, ogni condizione di pericolo può essere affrontata diversamente in base alle condizioni economiche. Una persona abbiente può affrontare con maggiore facilità un’ondata di caldo torrido, potendo contare su un adeguato sistema di climatizzazione. Diversamente, le persone, che non possiedono nelle loro abitazioni strumenti di refrigerazione, soffriranno maggiormente. In questo contesto, dunque, le differenze economico-sociali diventano non solo evidenti, ma anche una piaga da combattere urgentemente.

Chi sono le categorie più a rischio con il cambiamento climatico
La crisi climatica è un argomento che troppo spesso viene sottovalutato, e viene ancor più spesso dimenticato il suo impatto sociale. La Bussola dell’equità climatica è uno strumento realizzato per ActionAid Italia con il supporto della European Climate Foundation per aiutare amministrazioni, associazioni e comunità a capire se le politiche climatiche riescono ad aiutare adeguatamente la popolazione.
La vulnerabilità climatica dipende, in primis, dall’età e dalle condizioni di salute di una persona, ma anche da un insieme di altri fattori, fra cui il reddito, le condizioni abitative, condizioni lavorative. Dunque è impossibile garantire equità di tutela dai danni della crisi climatica. La politica e le amministrazioni locali devono lavorare in sinergia per garantire i medesimi servizi a tutti i cittadini.
Fra le categorie più a rischio ci sono in primo luogo le persone senza fissa dimora. Coloro che non possiedono un’abitazione propria sono maggiormente esposti ai danni del caldo e degli eventi estremi. Vanno poi annoverate le persone che sono costrette a lavorare all’aperto. Nei mesi roventi esporsi, in particolar modo nelle ore più calde, alla luce del sole può rappresentare un rischio altissimo per la salute.
