Niscemi potrebbe non essere un caso isolato: 6 milioni di italiani vivono in aree a rischio frana: le zone rosse
Le immagini di Niscemi hanno sconvolto l’intera Penisola. Questa tragedia, tuttavia, potrebbe ripetersi in altre aree del Paese. Il rischio di dissesto idrogeologico colpisce ben 5,7 milioni di italiani.
Nel corso delle scorse settimane il ciclone Harry si è fatto sentire pesantemente sulla Sicilia, provocando disagi in tutta la regione. Il danno maggiore, tuttavia, è stato riscontrato a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove si è verificata una violenta frana. Una parte di collina che scivola verso la pianura di Gela e un paese costretto a fare i conti con il senso di distruzione. Più di mille persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni, e interi quartieri sono rimasti completamente isolati.
La comunità di Niscemi ha vissuto il suo inferno in terra, osservando con i propri occhi quanto possa essere crudele la natura. E mentre la pioggia cadeva dal cielo, la collina scendeva giù verso la piana di Gela.
Cambiamenti climatici e abbandono: le cause della frana di Niscemi
Il disastro di Niscemi si ascrive in un quadro in cui i cambiamenti climatici si stanno facendo sempre più importanti. Cicloni, pioggia incessante e violenti temporali non sono altro che l’effetto del disastro climatico. Il cambiamento del clima, infatti, non ingloba solo l’innalzamento delle temperature, ma anche fenomeni temporaleschi di grande entità.
Il caso di Niscemi ha evidenziato la fragilità e lo stato di abbandono di un territorio già danneggiato. Il dramma che ha coinvolto la cittadina siciliana poteva essere in parte evitato grazie ad interventi e opere di messa in sicurezza. La collina di Niscemi è crollata sotto il peso della pioggia, ma anche della negligenza delle istituzioni, che non sono intervenute in anticipo.

Cambiamenti climatici e rischio idrogeologico
I fenomeni estremi sono causati dal cambiamento climatico. Cicloni e violenti temporali costringono gli abitanti di determinate zone del Paese a confrontarsi con situazioni complesse e disastri difficili da gestire. Il caso di Niscemi potrebbe apparire un fenomeno isolato, se non fosse che diverse zone d’Italia sono minacciate dal dissesto idrogeologico.
La composizione fragile dei terreni può perdere facilmente stabilità in presenza di grandi quantità di pioggia, causando frane, alluvioni e valanghe.
Sono tanti i fenomeni estremi che hanno colpito l’Italia fra il 2022 e il 2024, basti pensare all’esondazione nelle Marche nel settembre 2022, le colate di fano ad Ischia nel novembre 2022, le alluvioni in Emilia Romagna del 2023.
E dunque il caso di Niscemi non risulta essere un caso isolato, ma solo uno dei tanti che si è abbattuto su una delle regioni italiane.
Le regione più a rischio idrogeologico
Dunque dobbiamo fare i conti con una certezza: in Italia gli eventi meteorologici estremi minacciano la sicurezza delle città, degli edifici e di un grandissimo numero di persone. Il rapporto ISPRA 2024 ci dice con chiarezza che l’Italia è un Paese vulnerabile, essendo uno degli stati europei più colpiti dalle frane.
Le zone più colpite dalle frane risultano essere la Sicilia, la Sardegna e la Toscana, la Campania, la Liguria, e l’Emilia Romagna. Tuttavia come specificato precedentemente qualsiasi regione italiana può essere a rischio idrogeologico.
Il rapporto ISPRA serve appunto a localizzare le zone rosse, dando la possibilità di programmare e pianificare gli interventi di messa in sicurezza.
