Niscemi, il geologo Casagli: “Siamo di fronte a un fenomeno di dimensioni colossali, ma può rallentare”
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Il geologo Nicola Casagli ha esaminato la frana di Niscemi, valutando le cause e gli effetti.
La frana di Niscemi ha sconvolto il Paese, costringendo l’Italia a fare i conti con gli effetti innegabili dei cambiamenti climatici. Nello specifico va spiegato che Niscemi sorge su un territorio particolare dal punto di vista geologico. La struttura complessa e fragile, unita alle piogge copiose e incessanti degli ultimi giorni di gennaio hanno dato vita ad evento franoso di proporzioni elevate.
La struttura di Niscemi è caratterizzata da un altopiano sabbioso che sovrasta terreni argillosi. Un’area così particolare ha bisogno di attenzione e manutenzione continua.
La dinamica dell’evento
Nicola Casagli, geologo e docente all’Università di Firenze, ha sorvegliato l’area subito dopo la frana per cercare di capire la dinamica. “La frana è formata da più corpi che si sono fusi insieme, riattivando fronti già noti. Si è creata una scarpata altissima nelle sabbie: queste pareti restano verticali finché sono umide, ma quando si asciugano o piove troppo, si disfano” spiega Casagli.
In questo contesto le sabbie giocano un ruolo fondamentale: finché queste riescono a mantenere l’umidità sono in grado di restare stabili, ma se si impregnano d’acqua cedono.
Il problema delle infrastrutture
Stando alle dichiarazioni di Casagli, questo disastro non è stato causato dal cambiamento climatico. Difatti ci sono dei precedenti che risalgano appunto al 1778, 1790 e 1997. Sicuramente l’eccessivo flusso pluviale ha contribuito al cedimento. Il problema fondamentale risiede nell’opera antropica e nelle infrastrutture. In un territorio geologicamente complesso occorre monitorare con più attenzione gli acquedotti. Il centro abitato, infatti, perde acqua dalle reti acquedottistiche, che non risultano adeguate.
La necessità di intervenire
La frana di Niscemi, pur essendo di grandi proporzioni, può rallentare. Affinché questo accada è necessario intervenire con misure di messa in sicurezza adeguate. I progetti di protezione idrogeologica ci sono ma non sono mai stati messi in atto. I cittadini devono fare pressione sulla macchina politica per richiedere opere di messa in sicurezza del territorio. La politica deve tornare al occuparsi dei territori e della popolazione, garantendo interventi mirati alla protezione della comunità.
La catastrofe di Niscemi ha acceso un’onda emotiva che non deve spegnersi in poche settimane. Un evento franoso di tale proporzioni ha fatto capire agli italiani quanto sia compromesso il quadro idrogeologico del nostro Paese.
